Informazione giuridica

IL REDDITO DI CITTADINANZA EVITERÀ IL MANTENIMENTO NELLE SEPARAZIONI?

Com’è noto l’art. 156 del codice civile prevede che “il Giudice pronunziando la separazione stabilisce a carico del coniuge cui non sia addebitabile la separazione, il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto è necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia redditi propri”. 

A tal proposito la Corte di Cassazione ha, di recente, chiarito (sentenza della sez. VI Civile – 1, ordinanza 13 febbraio – 20 marzo 2018, n. 6886, Presidente Di Virgilio – Relatore Lamorgese) che “se è vero che nella separazione personale i "redditi adeguati" cui va rapportato, ai sensi dell'art. 156 c.c., l'assegno di mantenimento a favore del coniuge sono quelli necessari a mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio (Cass. n. 12196/2017), è anche vero che la prova della ricorrenza dei presupposti dell'assegno incombe su chi chiede il

mantenimento (v., tra le tante, Cass. n. 1691/1987) e che tale prova ha ad oggetto anche l'incolpevolezza del coniuge richiedente, quando - come nella specie - sia accertato in fatto che, pur potendo, esso non si sia attivato doverosamente per reperire un'occupazione lavorativa retribuita confacente alle sue attitudini, con l'effetto di non poter porre a carico dell'altro coniuge le conseguenze della mancata conservazione del tenore di vita matrimoniale”.

Quindi il coniuge che chiede l’assegno di mantenimento deve provare la sua incolpevolezza nel non riuscire a reperire un lavoro. 

Ora, con Decreto Legge n. 4 del 2019 è stato istituito nel nostro Paese il Reddito di Cittadinanza. Come si legge nelle premesse del testo dello stesso Decreto la misura volge a “prevedere una misura di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale volta a garantire il diritto al lavoro”. I requisiti per l’ottenimento del Reddito di Cittadinanza sono un reddito inferiore a 6.000 euro per un nucleo composto da un single e non superiore a 12.600 euro per i nuclei con più componenti. Il patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non deve superare i 30.000 euro; il patrimonio finanziario non deve essere superiore a 6.000 euro (incrementato in base al numero di componenti e in presenza di persone disabili) che può arrivare fino a 20.000 euro per le famiglie con persone disabili. Non devono possedersi o avere anche solo la disponibilità di  autoveicoli immatricolati per la prima volta nei sei mesi precedenti la richiesta del reddito di cittadinanza di cilindrata superiore a 1.600 centimetri cubici o motoveicoli di cilindrata superiore a 250 centimetri cubici immatricolati per la prima volta nei due anni precedenti. Vietato anche avere navi e imbarcazioni da diporto.

Chi ha richiesto il Reddito di Cittadinanza deve rendere dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro. Da questa disponibilità scaturirà l’accettazione a corsi di formazione o riqualificazione professionale e l’accettazione ad una offerta (su un massimo di tre) di lavoro “congrua”. Nei primi 12 mesi la prima offerta di lavoro potrà arrivare entro 100 km o 100 minuti di viaggio. Se viene rifiutata la seconda offerta potrà arrivare entro 250 km e se anche questa viene rifiutata la terza offerta potrà arrivare da tutta Italia. Dopo il primo anno la prima offerta potrà arrivare fino a 250 km (come la seconda), mentre la terza da tutta Italia. Dopo i 18 mesi tutte le offerte possono arrivare da tutto il territorio nazionale.

Sarà interessante vedere quali effetti questa disciplina del nuovo istituto del Reddito di Cittadinanza sortiranno sulle questioni inerenti all’assegno di mantenimento nelle separazioni e agli assegni divorzili nei divorzi. Questo sia sotto un profilo sostanziale in merito alla “convenienza” di richiederlo o meno, sia sotto un profilo probatorio laddove il coniuge richiedente potrebbe essere “vincolato” da questa riforma epocale. Una riflessione, ancora più doverosa, dovrà farsi con riferimento a quelle situazioni in cui il coniuge gravato del mantenimento rischia, come spesso, troppo spesso, accade, l’indigenza. 

Luca Volpe 

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