Informazione giuridica

SHOCK DATI ISTAT SUI BAMBOCCIONI!!! LA CASSAZIONE DICE "BASTA"

L’Ansa, in questi giorni, ha evidenziato come i “giovani tra i 18 e i 34 anni che vivono ancora in famiglia con i genitori sfiorano i 7 milioni. A rilevarlo è l'Istat, che di recente ha aggiornato i dati al 2015. Precisamente gli under35 non sposati che condividono lo stesso tetto con mamma e papà sono 6 milioni 868mila, il 62,5% del totale (considerando i celibi o nubili in quella fascia d'età). E' la stessa quota che già si registrava l'anno prima, una sorta di costante quindi. Si tratta di studenti (35,5%), disoccupati (29,7%) ma non mancano

gli occupati (31,8%)” (cfr. https://goo.gl/BQ37W5).

È l’occasione allora per riproporre una rapide carrellata di pronunce che hanno in vario modo “disciplinato” i diversi aspetti del mantenimento dei figli maggiorenni non ancora autosufficienti.

Quello del mantenimento dei figli maggiorenni è un tema di pregnante attualità che ha notevoli implicazioni sul piano pratico e che continua a tenere impegnate le Corti, chiamate a stabilire, caso per caso, i limiti e le condizioni di un obbligo che trova fondamento in un preciso quadro normativo ma che non dura in eterno.

Il diritto dei figli maggiorenni di essere mantenuti trova un riferimento “alto” nella Carta Costituzionale, all’art. 30, e nel codice civile, all’art. 147. I genitori, infatti, ai sensi e per gli effetti delle norme richiamate hanno l'obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle inclinazioni e delle aspirazioni dei figli, in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalingo, non prevedendo alcuna cessazione ipso facto per via del raggiungimento della maggiore età. L'obbligo è stato rafforzato dalla novella della legge n. 54/2006 che all'art. 155-quinquies ha stabilito che "il giudice, valutate le circostanze, può disporre in favore dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente il pagamento di un assegno periodico" (cfr. Trib. Novara n. 238/2011).

Il 7 luglio scorso il Tribunale di Taranto ha ribadito come “In tema di separazione personale dei coniugi, l'obbligo del mantenimento dei figli maggiorenni non indipendenti economicamente grava su entrambi i genitori e non cessa al raggiungimento della maggiore età dei figli, permanendo sino al conseguimento da parte degli stessi della piena indipendenza economica”.

La Corte di Cassazione però recentissimamente, contro il fenomeno dei così detti “bamboccioni” ha avuto modo di chiarire che “La valutazione delle circostanze che giustificano la ricorrenza o il permanere dell'obbligo dei genitori al mantenimento dei figli maggiorenni va effettuata dal giudice del merito, necessariamente, caso per caso e con criteri di rigore proporzionalmente crescente in rapporto all'età dei beneficiari, in modo da escludere che tale obbligo assistenziale, sul piano giuridico, possa essere protratto oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, al di là dei quali si risolverebbe in forme di parassitismo di ex giovani ai danni dei loro genitori sempre più anziani” (cfr. Cass. civ. Sez. I, 22/06/2016, n. 12952).

Da ultimo si ricorda la pronuncia della Suprema Corte che “condannava” il figlio maggiorenne che pretendeva di essere mantenuto dai genitori nonostante fosse abbondantemnte “fuori corso” all’università. Si legge nella sentenza: “Va innanzitutto considerato che, per giurisprudenza consolidatail dovere di mantenimento del figlio maggiorenne cessa ove il genitore onerato dia prova che il figlio abbia raggiunto l’autosufficienza economica pure quando il genitore provi che il figlio, pur posto nelle condizioni di addivenire ad una autonomia economica, non ne abbia tratto profitto, sottraendosi volontariamente allo svolgimento di una attività lavorativa adeguata e corrispondente alla professionalità acquisita ( tra le altre Cass. N. 407 del 2007; n 8954 del 2010) .

Chiarisce il decreto impugnato che, nella specie, i genitori hanno dato ai figli l’opportunità di frequentare l’Università , dalla quale non hanno saputo trarre profitto: M. nel 2008 risultava iscritto all’Università, Corso di Laurea di Scienze Biologiche al terzo anno, e aveva superato soltanto 4 esami; (omissis), fuori corso per la quarta volta al corso di laurea in Cultura e Amministrazione dei beni Culturali aveva superato meno della metà degli esami complessivi; trascorrevano ancora n i ino alla valutazione della Corte di merito” (cfr. Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 29 settembre 2015 – 1 febbraio 2016, n. 1858).

la vignetta è tratta dal sito: http://finanzanostop.finanza.com/2012/03/17/bambocccioni-made-italy-una-nuova-tendenza/ 

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